“…La vittoria si allontanava lentamente dal Nilo.
Diamo un ultimo sguardo – disse il dottore – a questa impenetrabile distesa geografica, che nemmeno i viaggiatori più coraggiosi sono riusciti a superare. Ecco proprio quelle tribù menzionate da Peterik, d’Arnos, Mian e quel giovane viaggiatore, Lejean, al quale dobbiamo le migliori opere sull’Alto Nilo.”
JULES VERNE, Cinque settimane in pallone
Guillaume Lejean (1824-1871), cartografo e geografo bretone, coltivò un profondo interesse per i Balcani dopo gli studi a Parigi e una spedizione alle sorgenti del Nilo nel 1860, voluta da Napoleone III. Nel 1856, Lejean propose al Ministero dell’Istruzione Pubblica un ambizioso progetto per mappare dettagliatamente l’Europa sud-orientale, dal Mar Nero all’Adriatico. Il suo obiettivo era creare carte precise che includessero la geografia fisica, la geologia, l’etnografia e le vie di comunicazione. Egli riteneva fondamentale esplorare la regione abitata dagli Albanesi di Kelmend e l’area che collegava il Lago di Scutari al Lago di Ocrida e al bacino del Vardar, considerandole essenziali per la geografia storica e l’etnografia.
Nonostante le sei missioni nei Balcani commissionate dal governo francese, il progetto di Lejean rimase incompiuto a causa della sua morte prematura e della perdita di numerosi lavori cartografici. I suoi articoli sopravvissuti, raccolti in “Viaggi nei Balcani (1857-1870)”, rivelano le sue visite nell’Albania settentrionale nel 1858 e 1869. Influenzato dai geografi antichi, Lejean riconosceva l’uso persistente delle strade romane. Sebbene parlasse latino e greco, la sua mancanza di conoscenza delle lingue locali e del turco lo rendeva dipendente da interpreti, spesso i consoli francesi a Scutari. Con uno stile narrativo coinvolgente, Lejean riusciva a descrivere personaggi, fatiche di viaggio e paesaggi, offrendo un prezioso contributo alla comprensione della regione.
Seguiamo ora gli itinerari di Lejean basati sui suoi scritti sull’Albania Settentrionale.
SCUTARI, LA VISTA DEL LAGO E DELLA VALLE
L’itinerario che stiamo seguendo nell’Albania settentrionale appartiene al secondo viaggio nei Balcani intrapreso da Lejean tra agosto e settembre del 1858. A causa della situazione turbolenta nella regione, il perimetro di questo viaggio era ristretto: Croazia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina.
Lejean parte da Dubrovnik (Ragusa) con un vapore Lloyd diretto a Bar (Antivari) e prosegue verso est, nelle montagne delle tribù autonome. Segue l’antica strada con destinazione Scutari, sul cui segmento finale il percorso è accompagnato dal corso del fiume Buna (Bojana), parzialmente navigabile. Ciò nonostante, “di fronte al villaggio di Obot [Hoboti], c’era un banco di sabbia dove l’acqua non era mai più profonda di tre metri, il che bloccava quasi completamente la navigazione”. Il primo impatto con Scutari è dignitoso: “vedemmo una collina isolata che si ergeva davanti a noi, coronata da una grande fortezza veneziana. La riconobbi facilmente senza averla mai vista. Era la idilliaca Rozafa, la storica fortezza di Scutari”, ai piedi della quale Lejean attraversò il centro commerciale noto come Pazari.
La mattina seguente, insieme al signor Robert, ci recammo sulla Collina, un bellissimo osservatorio che mi permette di abbracciare l’intera estensione del luogo con un solo sguardo…
La descrizione dell’autore è una fonte preziosa per una guida turistica, poiché offre una combinazione di osservazioni visive e sensazioni, che possono arricchire l’esperienza dei visitatori. Come la vide il viaggiatore del XIX secolo, così anche oggi la Collina (si parla della Collina di Tepe) offre una vista meravigliosa, dettagliata negli elementi chiave di interesse per l’osservatore, lo studioso, lo scrittore in questo caso. La descrizione di Lejean indica la Collina come un luogo imperdibile da visitare per i panorami che offre:
“Intorno a noi si estende una pianura di 27 leghe di lunghezza e di larghezza variabile, che segue in generale il corso del fiume Morača, il lago e la Buna fino al mare. Le vette della Collina e di Rozafa formano in questa pianura una piccola collana di alture scistose completamente isolate. Guardando a nord-est si ha di fronte la bella vista del lago che termina a forma di cono verso il Montenegro, le cui alte montagne fluttuano nella nebbia mattutina. A destra una catena di montagne più vicine tra loro e più visibili, mostra i suoi versanti coperti di foreste dove abitano le tribù pastorali e semi-indipendenti chiamate Sette Bajraqe. Il Monte Cukali, la più meridionale tra queste cime, lascia intravedere la profonda fenditura dove scorre il Drin, che si separa dal massiccio frastagliato e cupo della Mirdita.”
In sostanza, questa descrizione non è solo un panorama, ma una porta verso una storia e una cultura ricche, strettamente legate al paesaggio naturale. Una buona guida turistica può sfruttare questa descrizione per rendere la visita più significativa. La vasta pianura, lunga 27 leghe, offre un senso di spazio e grandezza. La guida può spiegare l’importanza geografica ed economica di questa pianura.
Il fiume Morača, il Lago di Scutari e la Buna sono elementi naturali legati nella descrizione di Lejean in un unico panorama. Una guida può offrire informazioni dettagliate su ciascuno di essi, così come sulle attività praticabili (navigazione, pesca, osservazione degli uccelli) e sulla loro importanza ecologica e storica.
Il lago, noto come Blato dagli slavi e Liqeni dagli albanesi, si estende come uno specchio calmo, delimitato a ovest da una cresta grigia, le cui ultime colline rivelano promontori rocciosi e alcuni villaggi di pescatori. A est, la pianura abitata da Buza e Ujit e Hoti termina con una pendenza così dolce che è difficile distinguere il confine tra acqua e terra. La terra si trasforma in campi durante l’estate e paludi durante l’inverno. Qui ci imbattiamo nelle antiche tradizioni lacustri, simili a quelle dell’Antica Grecia e dei moderni paesi celtici. Gli abitanti del luogo dicono che il lago non è sempre stato così grande e che sulla sponda orientale un tempo si estendeva una pianura coperta di villaggi, chiamata Fusha e Proneve. Dopo un terremoto che danneggiò la zona, questa pianura scomparve sotto l’acqua e gli anziani aggiungono che, quando l’acqua è calma, si possono vedere in profondità le rovine delle case e le cime degli alberi.
Le vette isolate della Collina e di Rozafa, definite dall’autore come una “piccola catena” può essere usata per creare un itinerario che le colleghi entrambe, evidenziando il contrasto e la connessione tra di loro. La guida può esplorare la storia della Fortezza di Rozafa e l’importanza della Collina come punto di osservazione.
“Studiando la bella pianura che si chiama Pianura degli Spahinjve, che si estende dal fiume fino ai piedi dell’altura che mi serviva da osservatorio, vidi un fiume dalle acque limacciose che iniziava dalla curva del Drin e sfociava nel Kir, il quale a sua volta sfociava nel lago, proprio vicino ai luoghi di pesca.”
La vista verso il Montenegro. Questo può essere un punto culminante per i visitatori, specialmente in una giornata limpida. La sensazione del “mattino” e della “nebbia mattutina” crea un’atmosfera particolare. La guida turistica può suggerire di visitare la Collina nelle prime ore del mattino per vivere la stessa sensazione.
La catena montuosa forestale, descritta come “più vicina e di conseguenza più visibile” può incoraggiare i visitatori a esplorare queste montagne, offrendo suggerimenti per escursioni (hiking), villaggi montani o altre aree naturali. Il collegamento con altri elementi geografici come il “Monte Cukali, il più meridionale tra queste cime”, lo posiziona come punto di riferimento e può essere utilizzato per l’orientamento. “Lascia intravedere la profonda fenditura dove scorre il Drin”. Questa afferrmazione costituisce un punto visivo chiave. La guida può evidenziare la vista della Gola del Drin, l’importanza del fiume, e magari suggerire gite in barca o visite a punti panoramici che offrono viste sul fiume. “Che si separa dal massiccio frastagliato e cupo della Mirdita”: Questa descrizione crea un contrasto tra i paesaggi. La guida può descrivere le caratteristiche della Mirdita (terreno accidentato, storia peculiare) e spiegare la divisione geografica e magari culturale tra le due aree.
In una guida si può includere la creazione di un ITINERARIO TEMATICO. Basandosi sui luoghi menzionati, si possono creare itinerari specifici. Una parte della guida può essere dedicata all’esplorazione della zona dei Sette Bajraqe, combinando visite a villaggi di interesse storico, passeggiate nella natura e magari incontri con abitanti locali.
La via del viaggiatore: Si possono seguire le orme del viaggiatore, visitando i luoghi menzionati che hanno segnato la memoria di Lejean.
Il fiume di Vraka: “[..]un torrente limpido e bello, questa valle così verde e così piatta da lontano, …dove gli alvei dei torrenti che incontriamo per strada, ci offrono solo le loro ondulazioni di sabbia di un biancore abbagliante [..]” La descrizione del fiume limpido può essere accompagnata da informazioni sulla sua importanza e sulle possibilità di attività nelle sue vicinanze. La “Crau” albanese, il paragone della valle con la Crau francese (località dove si uniscono i fiumi Durance e Rodano, in Provenza) viene fatto per dare un’idea del paesaggio arido e verdeggiante.
Përroi i Thatë
Mentre ci dirigevamo verso i più bei cumuli di rocce, arrivammo al bordo di un maestoso baratro largo quattro piedi e lungo da sei a otto leghe: era uno di quei bellissimi orrori che fanno dimenticare rapidamente al turista tutte le fatiche sopportate. Pensavamo di trovarci su un altipiano gessoso coperto da quattro dita di terra vegetale e da una vera pioggia di sassi, ma era un solco che si nota solo quando vi si è dentro e che si estendeva nella montagna, a est, fino alle radici del monte Bjeshkët e Namuna. L’alveo prosciugato del torrente, [..] una striscia di sabbia bianca che serpeggia attraverso il denso fogliame degli alberi che rivestono le pareti della forra ed elevano le loro cime con un verde brillante… [..] La delusione provata dal viaggiatore, che l’aspetto generale del paesaggio aveva fatto sperare di trovare un bel fiume dalle acque limpide sotto quegli splendidi alberi, ma che, sporgendosi sul baratro, vede in fondo solo piccole onde di sabbia e blocchi di rocce rotolate dalle acque, lo fa sentire più intensamente la siccità di quel paesaggio indurito. È il famoso torrente, il Përroi i Thatë, con il quale avrei familiarizzato per tutto il tempo, perché non avrei dovuto lasciarlo fino a Bogë.
Il mistero del fiume (Il Torrente Secco) che scorre solo uno o due giorni ogni dieci anni, solo quando nelle Bjeshkët e Namuna ci sono state piogge eccezionali, può suscitare curiosità in ogni turista o studioso con interesse geologico.
Non meno suggestiva è la Valle di Dedaj (un’aberrazione dalla valle di Përroi i Thatë) e la ricerca di fossili, dove Lejean sperava di trovarli sotto forma di una vera e propria cava, secondo l’indicazione del signor Viksent, ma “la mancata conoscenza della lingua albanese mi fece perdere questa manna dal cielo, che forse gli abitanti dei villaggi mi avrebbero mostrato”. Il richiamo all’esistenza dei fossili può attrarre visitatori interessati alla geologia e alla paleontologia.
Stava scendendo la notte quando vedemmo aprirsi davanti a noi un circo [..], formato da due o tre forre che si aprivano nel Torrente dove ogni inverno si riversavano i torrenti impetuosi causati dalle tempeste e dallo scioglimento della neve. Le acque facilmente assorbite dal terreno calcareo e poroso, hanno accumulato in questa conca l’humus strappato dalle pendici delle montagne e hanno aumentato la fertilità, la quale è chiaramente visibile dall’insolita abbondanza di colture agricole, di alberi da frutto, melograni e uva selvatica. Alla fine del circo sono sparse le case bianche del villaggio di Bërzela (Bzhetë), il centro del clan e per questo chiamato Shkrel in tutte le mappe. Non c’è nulla di più bello da vedere della valle di Bërzela, specialmente nel mese di maggio, quando la neve copre ancora allo stesso tempo tra le cime bianche e la dolcezza del verde della vegetazione che si risveglia nella valle le alture vicine e quando il fogliame scuro dei boschi che rivestono tutti i ripidi pendii spicca.
Il paesaggio di Bogë: Così come Bërzela, anche Boga si trova nel letto di un ex lago, prosciugatosi a causa della mancanza d’acqua nel Përroi i Thatë. La valle mostra la stessa strana sequenza di strati orizzontali, che indicano periodi successivi di siccità. Il villaggio è sparso sulla sponda destra della valle, mentre una chiesa solitaria si erge sull’altro lato. La descrizione di Bogë come letto di un ex lago prosciugato con strati orizzontali può essere un altro punto turistico per il relax nella natura o di interesse geologico. Il contrasto tra la pianura di Scutari, le zone montuose boschive e le valli coltivate enfatizza la diversità del paesaggio.
La descrizione delle tribù pastorali e semi-indipendenti può servire da stimolo per un itinerario di carattere storico, esplorando la loro storia, tradizioni e organizzazione sociale. La guida può includere visite a zone legate a queste tribù. La descrizione del fenomeno della Gjakmarrja (vendetta di sangue) a Pulaj e Nikaj, sebbene difficile, offre uno spaccato della realtà sociale dell’epoca. L’interessante descrizione delle tradizioni religiose sincretiche a Koplik, la devozione dei musulmani verso San Nicola e San Giorgio, è un dettaglio unico che può essere sottolineato per mostrare il sincretismo religioso nella regione. La descrizione dell’ospitalità a Zagorë enfatizza uno dei valori tradizionali degli albanesi. La storia di Çuka, il pastore di Shkrel che parla italiano e serve da interprete per Lejean, esempio di montanaro integrato, testimonia i legami della zona con il mondo esterno e la capacità delle persone di adattarsi.
“Una razza di muscoli e cuori di ferro”, li definisce Lejean, sottolineando la forza, l’indipendenza e la resistenza della popolazione montanara. L’immagine dei pastori, anche giovani, con il fucile, indica una cultura in cui l’arma faceva parte della vita quotidiana. Questo può essere spiegato nel contesto storico dell’epoca. La tipologia dei montanari Gegë, la loro descrizione come alti, snelli e con volti fieri, illustra le differenze fisiche e culturali tra gli abitanti delle zone montane e quelli delle città.
Quello che mi colpì fin dall’inizio fu il carattere antico [..] di tutti i montanari. [..] Trovai un popolo che non sembra essere cambiato dai tempi di Erodoto. [..] costumi che non sono cambiati dai tempi dei Seuthes o degli Hersobleptes. Gli stessi nomi propri sottolineano bene questo stato di cose. [..] i nomi pagani abbondano. Conosco tutti quei guerrieri molto coraggiosi che si chiamano Bibë e Lepuri. Le donne si chiamano Kuqja, Bjeshka, Lula, Prena, nomi pittoreschi. [..]
Passaggi affascinanti citati dal testo di Lejean possono essere utilizzati per illustrare aspetti della cultura e della storia locale nel passato, mostrando i cambiamenti e le continuità attraverso i confronti con la realtà odierna.
I VIAGGI DEL 1869
Ho intrapreso Scutari come centro delle mie imprese topografiche e ho iniziato con un’escursione preliminare a nord-ovest. Per prima cosa mi sono diretto lungo il lago in direzione di Kastrat, da lì in direzione di Hot ho risalito la profonda e scavata valle del Cem, fino a Grabom e ho seguito questa valle salendo fino alla divisione delle acque di Perdeleci; da lì sono sceso nella valle di Gernçari, che mi ha portato a Guci. Un’ora più avanti ho raggiunto la cima dell’altipiano segnato sulle mappe come Prokleti (Bjeshkët e Namuna). Dal bordo meridionale dell’altipiano che scende a picco sulla valle di Shala, sono arrivato attraverso un sentiero spaventoso fino a Okol, centro della valle superiore di Shala.
Il giorno dopo mi sono arrampicato su un sentiero pieno di tornanti verso Soresi, e dopo una discesa di due ore sono arrivato a Bogë. Ho attraversato la montagna attraverso una lunga gola chiamata Përroi i Thatë. Essa mi ha condotto nella pianura vicino a Zagorë, da dove sono tornato a Scutari attraverso Koplik.Usando questo testo come cornice, una guida turistica può creare un’esperienza ricca e variegata per i visitatori che desiderano esplorare Scutari e le Alpi Albanesi. Il punto di partenza e di arrivo a Scutari, proprio come ha fatto Lejean. L’itinerario dell’autore (Scutari – strada lungo il Lago di Scutari – Kastrat – Hot – Valle del Cem – Grabom – Perdeleci – Valle del Gernçari – Guci – Bjeshket e Namuna – Okol – Sores (Qafa e Thores) – Bogë – Përroi i Thatë – Zagorë – Koplik – Scutari) può servire da base per un tour organizzato o un suggerimento per i viaggiatori avventurosi. Esso enfatizza la diversità geografica e naturale della regione: lago, valli profonde, gole strette, altipiani montani e pianure. La descrizione della Valle del Cem come “profonda e scavata” può incoraggiare i visitatori a esplorare questa valle e a conoscere la sua formazione geologica.
La divisione delle acque di Perdeleci suscita curiosità nei confronti di questa zona idrologicamente importante. “Prokleti”, l’inclusione nell’itinerario di questo altipiano dal nome evocativo sottolinea la drammaticità del paesaggio e invita a visitarlo (con avvertenze sulle difficoltà del terreno). “Il sentiero spaventoso per Okol”: questo dettaglio può attrarre i viaggiatori avventurosi e sottolineare il carattere isolato della valle di Shala.L’itinerario non invita solo a godere delle meraviglie naturali, ma offre anche molta adrenalina attraverso diverse attività come hiking e arrampicata in montagna (salite in valle, arrampicate su sentieri a zig-zag e discese dall’altipiano), l’esplorazione delle valli (Cem e Shala offrono opportunità per esplorare e scoprire i villaggi e la cultura locale), e visite ai villaggi (Grabom, Guci, Okol, Bogë, Zagorë e Koplik possono essere punti di sosta per vivere la vita locale e l’ospitalità).
La guida si basa sull’esperienza di un antico viaggiatore, offrendo una prospettiva storica sulla zona. Il confronto tra i paesaggi e le condizioni di viaggio descritte dall’autore con quelle attuali testimonia i cambiamenti e le continuità. Una mappa che segue il percorso dell’autore può essere un elemento visivo utile. Per ogni luogo menzionato, la guida può offrire informazioni aggiuntive su storia, cultura, natura e opportunità di visita, oltre a consigli per i viaggiatori che desiderano seguire lo stesso percorso (attrezzatura necessaria, trasporti, alloggio, sicurezza).



